
Oggi è il giorno del bilancio. Scocca infatti il 100° giorno del governo Monti nato il 16 novembre 2011. Gli effetti sull’economia reale delle due maxi-manovre varate in tempi record si vedranno, se ci saranno, più in là. Se guardiamo però come si è mosso la spread tra BTp e Bund a 10 anni – considerato il termometro della crisi – dall’insediamento del nuovo premier a oggi, un primo bilancio è già possibile.
Il 9 novembre – giorno in cui il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano telefona a Mario Monti per nominarlo senatore a vita e aprirgli la strada verso Palazzo Chigi – il differenziale di rendimento tra BTp e Bund a 10 anni si attestava a 552 con i rendimenti dei BTp oltre la soglia critica del 7%, oltre la quale Grecia, Irlanda e Portogallo sono state costrette inesorabilmente a ricorre all’aiuto forzoso della Troika (Ue-Fmi-Bce).
Il primo-Effetto Monti sullo spread si vede l’11 novembre quando le indiscrezioni sulla sua scalata a Palazzo Chigi sono confermate: Silvio Berlusconi si dimette da premier. Lo spread scende a 456 punti. Dopodiché riprende la corsa al rialzo, in attesa di conoscere la nuova compagine governativa. Il giorno in cui nasce il governo (16 novembre) lo spread è di nuovo in alto, a quota 529. Ma due giorni dopo, quando la squadra scelta da Monti incassa la fiducia della Camera, scende a quota 467.
La prossima tappa è il decreto salva-Italia varato il 6 dicembre: lo spread scende a 368 punti. A questo punto però i rendimenti dei titoli di Stato italiani riprendono la corsa al rialzo, vanificando parzialmente gli effetti dell’insediamento dell’ex commissario Ue alla guida dell’Italia.
A fine dicembre quanto Monti in conferenza stampa spiega che lo spread «vuole un’Ue più incisiva» il differenziale viaggia a 518 punti formalizzando nelle aste di titoli di Stato sul mercato primario rendimenti allarmanti se proiettati alle emissioni che aspettano il Tesoro fino ad aprile 2012.
Dopo il decreto salva-Italia il discorso di Monti è chiaro: i BTp a questo punto, nonostante una manovra di austerity e gli acquisti protettivi della Bce salgono a causa delle incertezze dell’Ue nell’approvare la riforma del fondo salva-Stati e nell’affrontare il delicato problema della Grecia, chiamata a rimborsare a marzo un bond da 14,4 miliardi, avendo già esaurito la benzina del primo salvataggio da 110 miliardi nel 2010.
La prossima tappa è il decreto salva-Italia varato il 6 dicembre: lo spread scende a 368 punti. A questo punto però i rendimenti dei titoli di Stato italiani riprendono la corsa al rialzo, vanificando parzialmente gli effetti dell’insediamento dell’ex commissario Ue alla guida dell’Italia.
A fine dicembre quanto Monti in conferenza stampa spiega che lo spread «vuole un’Ue più incisiva» il differenziale viaggia a 518 punti formalizzando nelle aste di titoli di Stato sul mercato primario rendimenti allarmanti se proiettati alle emissioni che aspettano il Tesoro fino ad aprile 2012.
Dopo il decreto salva-Italia il discorso di Monti è chiaro: i BTp a questo punto, nonostante una manovra di austerity e gli acquisti protettivi della Bce salgono a causa delle incertezze dell’Ue nell’approvare la riforma del fondo salva-Stati e nell’affrontare il delicato problema della Grecia, chiamata a rimborsare a marzo un bond da 14,4 miliardi, avendo già esaurito la benzina del primo salvataggio da 110 miliardi nel 2010.
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